Oggi 9 maggio 2020, si celebrano i 70 anni dalla firma che diede il via la progetto europeo. Un progetto di pace. Sebbene il Covid ci abbia per molti versi divisi e distanziati, l’Unione Europea è nata in un momento in cui la pace tra i popoli europei era ancora qualcosa di molto remoto e difficile da immaginare tra le macerie della II guerra mondiale.

Quello che più mi dispiace è che i giornali, molto spesso non sappiano raccontare l’Europa, così si finisce per non volerla mai tra i piedi quando ci sono decisioni da prendere, ma allo stesso tempo si pretenda il supporto nel momento del bisogno. Chiariamo subito che la Sanità non è materia europea. La sanità è demandata ai singoli stati e come nel caso dell’Italia ulteriormente delegata alle singole regioni. Questo fa sì che ci siano Regioni come l’Emilia Romagna, ad esempio, che costituiscono dei veri e propri modelli sanitari presi da esempio nel mondo e altre Regioni, ce lo dicono i dati che hanno sanità decisamente meno virtuose. Questo crea un divario il più delle volte insanabile per noi italiani, che assistiamo al fenomeno della migrazione extraregionale per coloro che vivono in Regioni in cui la sanità è meno abbiente, ma hanno necessità di cura.

Quindi togliamoci dalla testa che l’Europa sia una gara tra mascherine, perché questa è una mentalità divisiva, che non fa altro che incattivire i cittadini. Se a Marzo, in piena emergenza, l’Italia fosse stata pronta e strutturata per l’emergenza e avesse potuto procurarsi un numero sufficiente di mascherine pensate che qualcuno avrebbe fatto a gara per donarle ad altri paesi?

Sono convinta che il Covid cambierà anche questo approccio alla salute, credo che un grande insegnamento sia stato tratto da questo virus: nessuno fa da sé, né a livello regionale né nazionale. E forse il futuro sarà proprio quello di garantire un’assistenza asanitaria adeguata per tutti.

Certo è che questa Europa così com’è è da cambiare, spesso i regolamenti non passano per l’assurdo criterio del voto all’unanamità, dove puntualmente qualche paese vota contro per proprio interesse. La questione fu lampante con il regolamento di Dublino, che avrebbe dovuto abolire l’assurdo criterio per il quale i migranti vengono accolti dal primo paese

Ritornando alla sanità comunque esiste una commissione Parlamentare (da non confondere con la Commissione europea, ne parlo un po’ QUI) che si occupa in parte anche di azioni sanitarie: ENVI è infatti laa commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI, abbreviazione dal francese environnement). Le commissioni del Parlamento europeo sono formate da gruppi ridotti di eurodeputati. Possono essere permanenti o temporanee. Le commissioni permanenti hanno fra le altre cose un ruolo fondamentale nella procedura legislativa ordinaria. Le commissioni temporanee possono essere speciali o di inchiesta. Le commissioni sono formate da membri del parlamento europeo scelti con metodo proporzionale metodo D’Hondt[2] in maniera tale da rispecchiare la composizione politica dell’aula. Nello specifico la Commissione ENVI si occupa di aspetti come il cambaimento climatico, l’inquinamento (il dossier sulla riforma della Plastica fu proprio di un’italian Simona Bonafè), ambiente e salute. Sulla Sanità pubblica è competente in particolare per i programmi e le azioni specifiche nel settore della sanità pubblica, i prodotti farmaceutici e cosmetici, gli aspetti sanitari del bioterrorismo, l’agenzia europea per i medicinali (EMA), ed il centro europeao per la prevenzione e il controllo delle malattie che funge anche da rete di sorveglianza delle malattie infettive in Europa e nella diffusione delle informazioni relative.

Quello approvato ieri, durante l’emergenza COVID dall’Eurogruppo (cioè dai ministri dell’economia dell’Eurozona) non è un vero e proprio MES, bensì uno strumento che prevede la possibilità di attingere ai fondi del MES da parte degli stati membri per finanziare, senza vincolo alcuno, le spese sanitarie pari al 2% del proprio PIL. Tradotto significa che potremo assumere medici ed infermieri e fare le strutture necessarie. Qualcosa che è decisamente venuto a mancare negli ultimi 10 anni in Italia (se ti interessa ne parlo QUI).

 Il Meccanismo Europeo di Solidarietà (MES) vero e proprio, invece è al centro dei talk show da prima dell’emergenza COVID, essendo stato oggetto di discussione all’inizio dell’insediamento del II governo Conte, quando i media paventavano una preoccupante incertezza economica nei confronti dell’Italia. Purtroppo però non sempre è stato accuratamente spiegato in cosa consistesse il MES, ci si è piuttosto limitati a darne un’interpretazione politica fino a qualche settimana fa, quando l’argomento ha preso piede rispetto alla necessità di un meccanismo di aiuto europeo che sostenesse gli stati membri durante e dopo la crisi che si andava formando come conseguenza delle misure di restrizione per la gestione dell’emergenza Covid-19.

I meccanismi di assistenza finanziaria europea, sono legati a condizioni macroeconomiche ed hanno l’obiettivo di preservare la stabilità finanziara dell’Unione Europea e della zona euro.

Si tratta di un prestito, e non di un trasferimento, di fondi pubblici, finalizzato a contenere le difficoltà finanziarie di uno Stato, che avrebbero altrimenti un impatto considerevole sulla stabilità macrofinanziaria di altri stati membri.  

Il MES fa parte di una serie di risultati conseguito dall’UE in materia di assistenza e portò al superamento di altri 2 fondi creati nel 2010 allo stesso scopo: il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), ed il fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF). Fu istituito ad ottobre 2012, mediante un trattato intergovernativo (ossia al di fuori del quadro giuridico dell’UE), quale meccanismo di sostegno permanente. E’ attualmente l’unico strumento permanente di assistenza finanziaria agli Stati membri della zona euro, con una capacità effettiva di prestito di 500 miliardi di EUR. I prestiti sono finanziati mediante assunzione di debiti da parte del MES sui mercati finanziari, e sono garantiti dagli azionisti, ovvero gli Stati membri della zona euro, che pagano in maniera proporzionale in base alla propria capacità economica. La quota di partecipazione al MES viene calcolata sulla base della popolazione di uno stato membro e del suo PIL, in rapporto agli stessi indicatori complessivi degli stati aderenti al fondo. Il maggiore contributore è la Germania con una quota pari a circa il 27%, nonostante sarà probabilmente uno stato che con poche probabilità dovrà beneficiare del meccanismo europeo. L’italia con il 17% è il terzo contribuente europeo preceduto dalla Francia con il 20%. I primi 80 miliardi furono stanziati dagli Stati membri, mentre il resto venne raccolti con l’emissione dei bond, delle obbligazioni sul mercato a tassi convenienti, con scadenze che arrivano fino a 45 anni.

L’assistenza finanziaria intende garantire che gli Stati Membri che la ricevono attuino le necessarie riforme fiscali, economiche, strutturali e di vigilanza, regolamentate e concordate da memorandum di intesa con la Commissione Europea, e dove opportuno dal MES stesso. Questo significa che per beneficiare di questo aiuto finanziario lo Stato è tenuto ad applicare le opportune riforme allo scopo di rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici. Questo è infatti il principale motivo di dibattito sul MES dato che come è facilmente ipotizzabile queste misure possono prevedere privatizzazioni, riforme delle pensioni e generici tagli impopolari alle spesa pubblica, sotto sorveglianza della “troika” l’ente di controllo composto da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.

Fino ad oggi il MES ha fornito assistenza finanziaria a Spagna, Cipro e Grecia, precedentemente il MESF invece, fu utilizzato da Irlanda, Portogallo e Grecia e rimane in atto per affrontare situazioni eccezionali che ne richiedono l’utilizzo in genere prima dell’assistenza finanziaria del MES o parallelamente ad essa.

Non è però il caso dell’accordo approvato ieri dall’Eurogruppo, che prevede la restituzione del prestito in 10 anni, ad un tasso dello 0,1% e ha come unico vincolo che la spesa sia prevista solo per la sanità. per La nuova linea di credito del MES, è molto vantaggiosa per l’Italia, sul normale mercato di interessi dovremmo pagare almeno 20 volte tanto e restituire i soldi in un lasso di tempo più breve.

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