In seguito ad un post pubblicato dal Presidente della Regione E.R. che annunciava l’ampliamento della campagna vaccinale ai pazienti cronici, alcune donne si sono interrogate sulla possibilità di essere vaccinate con una sorta di precedenza in quanto pazienti affette da patologia cronica. Ad oggi non è stato dimostrato che le pazienti con endometriosi siano persone maggiormente a rischio di contrarre il Covid, tanto meno che contrarlo significhi andare incontro ad un peggioramento della malattia.

È stato confermato quindi come la possibilità di avere una precedenza vaccinale non riguardi, come erroneamente interpretato, TUTTI i malati cronici indistintamente, ma solo coloro che sono ritenuti in pericolo di vita e quindi a rischio ospedalizzazione se contagiati. Uno dei pochi studi che ha correlato la “gravità” dell’infezione da Covid-19 e l’endometriosi ha mostrato invece come meno del 2% delle pazienti colpite abbiano dovuto essere curate in ospedale. Auspicabilmente oggi tutte le regioni stanno facendo le stesse valutazioni della regione Emilia Romagna sulle priorità vaccinali, seguendo le indicazione ministeriali, che hanno individuato categorie di pazienti con fragilità dovute a specifiche patologie valutate come particolarmente critiche, “poiché correlate al tasso di letalità associata a Covid-19 o compromessa capacità di risposta immunitaria all’infezione da SARS-CoV-2.” Le patologie croniche sono molte e fino ad ora vale la regola che non ci sarà la possibilità di dare precedenza se non per le persone che, se contagiate, aumenterebbero il pericolo di vita.

In settimana è poi emerso un altro dibattito sollevato dallo stesso presidente di AIFA in seguito al caso AstraZeneka, che riguarda invece l’attenzione per i soggetti femminili a rischio trombosi e le donne che prendono la pillola. Sabine Straus, membro di EMA ha dichiarato questa settimana che sebbene siano stati esclusi rischi legati alle donne, «Quello che serve – ha spiegato a La Stampa – è un’ulteriore valutazione alla luce della quale se verranno identificate possibilità di minimizzazione del rischio, queste saranno ovviamente comunicate». Anche se, aggiunge Sabine Straus, «tra i fattori di rischio c’è proprio l’assunzione della pillola anticoncezionale. Indagheremo il legame tra uso della pillola e possibilità di un aumento dei rischi di casi avversi per chi viene vaccinato». Alcuni esperti si sono tuttavia già espressi sul fatto che la pillola non aumenti il rischio di trombosi in maniera rilevante in donne giovani che non hanno problemi di salute. Staremo a vedere quale sarà il verdetto finale.

L’EMA per chi non lo sapesse ha nei propri vertici, una composizione “mista” tra cittadini e tecnici/politici. Il Board è composto infatti da 2 rappresentanti della Commissione Europea, 2 del Parlamento Europeo e, uno per ogni Stato membro, anche da 4 esponenti della società civile: due rappresentanti delle organizzazioni di cittadini-pazienti, uno delle organizzazioni dei medici e uno dei veterinari. Diversamente da quanto siamo abituati a vedere in Italia quindi è auspicabile che esista all’interno del ciclo di queste politiche anche un punto di vista dei cittadini. Un paradosso che vede le Organizzazioni di cittadini e pazienti italiane nella possibilità di partecipare e contribuire al ciclo delle politiche farmaceutiche a livello europeo, ma al contrario di non poter fare lo stesso nel proprio Paese, l’Italia, dove spesso si tende ad escludere il punto di vista delle associazioni di pazienti.

Una piccola nota aggiuntiva: L’endometriosi è riconosciuta come malattia cronica dal 2016 attraverso i LEA, e nella regione Emilia Romagna sono stati attivati poco dopo anche i registri endometriosi, così come un piano cronicità. La prima domanda sarà quindi se l’endometriosi ad un certo punto rientrerà a tutti gli effetti tra le malattia croniche riconosciute, ma anche a quali pazienti faranno riferimenti questi registri endometriosi per le eventuali chiamate vaccinali.

LEGGI ANCHE ENDOMETRIOSI E COVID 19 svelati gli effetti della pandemia