Il tema della preservazione della fertilità in Italia è un tema costoso. Sul piano economico, psicologico e sociale il prezzo da pagare è alto, ma lo è ancora di più quando questa riflessione è da maturare in un periodo della vita in cui non c’è un partner al nostro fianco.

La parola endometriosi è spesso associata ad infertilità, sebbene studi scientifici abbiano dimostrato come si verifichi in una misura pari al 20-30% dei casi. Il tema è esacerbato dal protrarsi dell’età in cui le donne riescono ad affrontare l’idea di una gravidanza. Fattori sociali come il lavoro, l’indipendenza economica, o il tardivo incontro con il partner (a volte anche a causa di anni in condizioni di salute non ottimali), possono procrastinare la ricerca di una gravidanza. L’Italia è il paese europeo con l’età media più alta in cui le donne danno alla luce il primo figlio (31,3 anni di media), e dove risulta in aumento la percentuale di mamme over 40.

Ogni paziente è una storia a sé, e non è questa la sede per entrare nel merito delle opzioni che riguardano le tecniche di riproduzione medicalmente assistita; questo articolo vuole indagare le possibili opzioni e supporti che possano includere anche le donne single o che non hanno un partner maschile. Il nostro paese infatti, non permette trattamenti di riproduzione assistita per le donne single o con una partner femminile. La narrazione italiana sull’endometriosi e la fertilità riguardano ancora in larghissima misura solo le coppie etero. Se si è in coppia le informazioni riguardanti le opzioni sui trattamenti per la fertilità ti raggiungono, fanno parte del colloquio, sono presumibili. Ma se sei single o non hai un partner maschile ( studi affermano che oltre la metà delle pazienti non rivela il proprio orientamento al medico), capita che durante il colloquio clinico il tema non venga affrontato in maniera approfondita, ignorando il fatto che il desiderio di maternità possa riguardare qualunque donna.

Il nostro non è un paese per donne, ma nemmeno per mamme. Fa parte della nostra nuova normalità vedere donne che si destreggiano tra figli, famiglia e lavoro sentendosi dire, magari, che sono ambiziose se hanno il desiderio o la necessità di mantenere un posto di lavoro senza essere private di ogni briciolo di energia.

Per una donna con endometriosi avere un figlio può essere molto complesso, e non solo per la percentuale di infertilità, ma anche per il fattore tempo, come dicevamo, che porta le donne ad affrontare una gravidanza in età più avanzata. L’adozione per le donne single (o per coppie gay) non è legale nel nostro paese. Vi può accedere chi ha un doppio passaporto in una nazione in cui l’adozione è consentita anche per le donne single, attraverso un breve periodo di permanenza nel paese in cui si richiede l’adozione. 

Ne ho parlato con “B” (la chiamerò così per rispettare il suo anonimato), che mi ha contattata per avere informazioni rispetto ad eventuali tutele che riguardano la preservazione della fertilità nelle donne single. La sua richiesta mi ha subito incuriosita, e ho pensato di riportare la sua testimonianza per essere di aiuto ad altre donne. B è una ragazza single di 37 anni, mi ha raccontato che proprio attraverso la testimonianza di una mamma single, si è detta: “beh allora anche una mamma single può farcela!”, e ha iniziato a documentarsi.

B non cerca un figlio oggi, ma vorrebbe darsi la possibilità di pensarci quando arriverà l’uomo giusto, o il momento giusto. Ecco perchè ha pensato di ricorrere ad un percorso di congelamento degli ovociti a scopo precauzionale. La crioconservazione nasce originariamente per le pazienti oncologiche, non garantisce il successo della fecondazione: il tasso di riuscita è spesso inversamente proporzionale all’età di chi sceglie questo percorso di conservazione, e ovviamente non può prescindere dal quadro clinico della paziente. Si tratta di una chance in più, per ottimizzare la possibilità di una gravidanza futura, ma non da garanzia di gravidanza certa.

In Italia la crioconservazione è percorribile solo privatamente, salvo che per pazienti (uomini o donne) oncologici, che abbiano affrontato terapie che potrebbero aver inficiato la fertilità, indipendentemente dal fatto che la persona sia in quel momento single o in coppia. Il costo del trattamento, dal monitoraggio alla conservazione, è intorno ai 3 mila euro. Una cifra che discrimina le donne che non possono permettersi un investimento sulla salute che va a sommarsi alle ingenti spese sostenute a pieno dalle pazienti con endometriosi. Si tratta di costi che ancora una volta non sono alla portata di tutte, specialmente se pensiamo alle donne under 35, spesso non adeguatamente informate e preparate a tali opzioni, e magari ancora in alto mare dal punto di vista della stabilità economica. Sebbene alcuni interventi per endometriosi possano intaccare la riserva ovarica, le pazienti con patologia non rientrano quindi tra le categorie che potrebbero beneficiare di tale percorso pubblico salvo che nella Regione Toscana. 

B ha scoperto che esiste una delibera della Regione Toscana che prevede il percorso di crioconservazione in rete pubblica per donne con endometriosi severa, documentata con certificato del medico specialista. Grazie alle misure di questa Regione, B ha calcolato un risparmio complessivo del 70-80%. Il percorso è accessibile anche da donne che non risiedono in Regione Toscana, ed è proprio questa la buona notizia: una parte della quota può essere sostenuta dalla propria regione di appartenenza pur intraprendendo l’iter in una struttura pubblica in Toscana. Prima di tutto occorre individuare un Centro pubblico di PMA della ASL Toscana dove si verrà seguite per l’intera durata del ciclo. La paziente viene sottoposta ad una visita in cui si valuta la storia della paziente, e si raccoglie l’anamnesi. Il centro rilascia di conseguenza un certificato che attesti la presenza di endometriosi severa e si richiede il percorso di preservazione della fertilità.

Se si è residenti in una regione diversa dalla Toscana occorre poi chiamare l’URP di riferimento del municipio di residenza per essere indirizzati all’ufficio di PMA, ai quali si precisa la richiesta di crioconservazione per paziente single, e si inviano i documenti personali. La richiesta viene quindi inoltrata per accettazione alla propria Regione di appartenenza, la quale dovrà acconsentire di farsi carico della quota di pagamento restante, quella che NON viene pagata dalla paziente. Una volta ottenuta l’autorizzazione dalla propria Regione è possibile contattare il centro di riferimento in Toscana, e seguire le indicazioni per procedere. Il ciclo dura circa 3 mesi: l’ autorizzazione della propria Regione varrà per un ciclo, ovvero dai primi esami fino al pick up.

Nel caso occorrano altri cicli serviranno nuove autorizzazioni dalla regione di appartenenza. Infine, gli esami si possono eseguire tramite SSN, in modo da beneficiare di un ulteriore risparmio, inoltre alcuni sono gratuiti grazie al codice di esenzione M00 che viene emesso dal centro di PMA di riferimento o dal medico di base.

B mi racconta del proprio percorso: è impegnativo a livello psicofisico, il ciclo riprende e quindi è possibile che i sintomi e i dolori si rifacciano sentire, non si prendono le terapie ormonali, e ancora una volta ci si scontra con l’inadeguatezza delle tutele lavorative. L’ INPS copre infatti la giornata lavorativa solo per il giorno del pick up, ma poi come sempre starà alla sensibilità del medico di famiglia supportare la paziente in questo percorso anche in termini di necessità di assenze per malattia. 

Inoltre va ricordato che il supporto psicologico per una coppia che affronta un percorso simile è previsto, mentre per una donna single (e con un bagaglio come quello dell’endometriosi sulle spalle) non lo è, sebbene il carico fisico, emotivo e l’impatto psicologico non possano nemmeno essere condivisi con un partner.

Va infine precisato che in altri paesi europei, oltre all’adozione, è possibile completare il percorso di PMA anche per donne single o gay.  L’utilizzo del seme di un donatore viene utilizzato per prevenire la trasmissione di malattie ereditarie e infettive in una coppia eterosessuale, ma sarebbe anche in grado di dare la possibilità di inseminazione a donne single e/o omosessuali. In Italia la donazione di seme non è possibile, secondo quanto previsto dall’ art. 4, comma 3, della legge 40/2004 “Norme in materia di riproduzione medicalmente assistita”, la procreazione può essere solo omologa, cioè con tecnica di procreazione medicalmente assistita eseguita esclusivamente con gameti appartenenti alla coppia richiedente, sancendo espressamente che tali tecniche sono riservate alle coppie di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

Se ti è piaciuto questo articolo ti lascio qualche link utile:

  1. Programma Regione Toscana
  2. Blog Liberamente.mamma
  3. Approfondimento sul Codice di esenzione M00
  4. Blog Chroniqueers http://chroniqueers.it/guida/
  5. Dal blog Infoendometriosi: Endometriosi e inclusività: nessun* deve restare indietro

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