Chi segue questo blog conosce la mia passione per la medicina di genere, un interesse che mi ha donato un punto di vista alternativo, nell’affrontare ogni tema che riguardi la salute. La mia attenzione questa volta è stata attirata dalle prime reazioni avverse al vaccino Covid, lungamente raccontate dalla stampa. I titoli ad effetto, i messaggi di allarmismo, gli articoli svuotati di argomentazioni valide e scientifiche mancavano spesso di notare un dettaglio: una larga misura delle reazioni avverse raccontate riguardavano giovani donne. 

Un fatto che inizialmente spinse qualche esperto a sbilanciarsi rispetto all’uso di terapie ormonali/anticoncezionali. Così mi chiesi cosa sapessimo degli effetti del Covid sulle donne e soprattutto se non si fossero commessi gli errori del passato, attraverso la nota questione della sottorappresentanza delle donne nella ricerca biomedica. 

Ho già parlato in vari articoli di medicina di genere, che saprete non essere la medicina delle donne, ma un approccio alla salute attento alle diseguaglianze di genere, in termini sociali ma anche di disparità di diagnosi e di trattamento. Fino agli anni ‘90 la medicina ha trattato i corpi degli uomini e delle donne in maniera biologicamente simile tranne che per i sistemi riproduttivi. Oggi sappiamo invece che esistono sostanziali differenze fisiologiche, che le donne sono più soggette a sviluppare malattie autoimmuni e che, uomini e donne, anche a fronte della stessa patologia possono presentare sintomi differenti ed una diversa risposta ai medesimi trattamenti.

Proprio la funzione immunitaria potrebbe determinare la differenza tra donne e uomini nella risposta al SARS-CoV-2: alcuni ricercatori ipotizzano che questa risposta immunitaria abbia a che vedere con la funzione riproduttiva, che nelle donne sarebbe maggiormente rapida ed efficace per proteggere il feto ed il neonato.

Un altro esempio ci viene fornito dal dolore cronico; le donne infatti rappresentano la fetta più larga di popolazione (56%) colpita da dolore cronico, presentando al contempo una risposta meno efficace all’uso di farmaci antidolorifici (ne parlò anche il Parlamento Europeo nel 2017 tramite un Rapporto sulla promozione della parità di genere nella salute mentale e nella ricerca clinica).

Questo è uno dei pilastri più discussi in medicina di genere: la sottorappresentanza delle donne nella ricerca biomedica. 

Per chi avesse letto il libro “Invisibili” di Caroline Perez, nel capitolo “le medicine non funzionano” l’autrice spiega attraverso i dati quanto i percorsi di diagnosi e cura siano ancora oggi pensati su corpi maschili. Il libro, scritto nel 2019, spiegava anche il fenomeno delle risposte sesso specifiche ai vaccini: le donne tendono a sviluppare reazioni avverse più frenquenti, al punto che nel 2014 alcuni ricercatori suggerirono di produrre una versione maschile e una femminile del vaccino antinfluenzale. Allo stesso modo l’autrice sottolinea come l’assenza di dati femminili, anche su donne in gravidanza, durante la pandemia di Sars del 2004 ci si sarebbe ritorta contro all’arrivo della prossima pandemia. 

Gli studi raccolti fino ad ora durante la pandemia documentano marcate differenze negli effetti del Covid 19 tra uomini e donne. Dati che potrebbero giustificare una diversificazione di trattamento sulla base del sesso. Eppure alcuni recenti studi hanno documentato come poche ricerche diano conto di dati accurati sulle differenze di genere, ad esempio sugli eventi avversi nei generi. 

Il ministero della Salute ha pubblicato in una sezione specifica, denominata “Covid- 19-donne”, una raccolta di dati ed evidenze sul tema. Secondo il Ministero infatti, i dati indicano come globalmente, le donne, rispetto agli uomini, presentino meno complicanze, abbiano una minore mortalità e vengano contagiate in misura inferiore dal Covid 19 rispetto agli uomini. 

Apprezzabilmente il Ministero, pubblica anche una nota su Vaccinazioni anti Covid-19 e gravidanza, specificando come le donne in gravidanza e allattamento non siano state incluse nei trial di valutazione (come spesso succede). 

Del resto è piuttosto comprensibile che una donna in gravidanza non voglia sottoporsi alle sperimentazioni, la colpa sarebbe al limite quella di ignorare questa stessa assenza di dati.

Insomma nemmeno questa volta abbiamo imparato troppo dagli errori del passato.

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