Il 24 Giugno di quest’anno l’Osteopatia è stata riconosciuta Professione Sanitaria dal Governo italiano. Un iter lunghissimo, che durava da anni, essendo stato avviato dall’allora Ministro Lorenzin nel 2016, attraverso l’inserimento nei nuovi LEA. I LEA (livelli essenziali di assistenza), sono un insieme di percorsi di cura e prestazioni sanitarie che lo stato intende garantire ai propri cittadini e pazienti. La notizia è stata molto discussa da esperti e meno esperti, in quanto alcuni hanno criticato questa scelta del Governo, ritenendo (a torto, e per sentito dire) l’osteopatia, una sorta di NON scienza. Dall’altra alcuni esperti di osteopatia ritengono invece che il decreto possa inibire il lavoro dei professionisti e la formazione dell’osteopata del futuro, contenendo all’interno del testo di legge alcune incongruenze e deficit rispetto alla professione osteopatica, che in qualche modo potrebbe essere sminuita.

Per cercare di rispondere un po’ a tutti, ho deciso di intervistare un’osteopata e le ho chiesto di spiegarmi, in modo semplice per i “non addetti ai lavori”, in cosa consista l’approccio di cura osteopatico.

I benefici dell’osteopatia sono documentati in letteratura scientifica, e numerose pubblicazioni ne avvalorano i risultati. La medicina manipolativa, a differenza di altre discipline non è sempre “misurabile” o tangibile attraverso la raccolta di dati, ma questo non ne deve sminuire o screditare gli esiti. Occorre allontanarsi dalla mentalità per cui se non si utilizzano pillole, farmaci, o bisturi, non si sta intraprendendo un percorso di cura. La via della salute è diversa da paziente a paziente, da caso a caso, ed è olistica, cioè composta da più approcci multidisciplinari, e percorsi integrati (pensiamo ai benefici di una corretta alimentazione e stile di vita). In molti paesi europei, la figura dell’osteopata è riconosciuta da tempo ed integrata all’interno delle stesse strutture ospedaliere (ad esempio con il trattamento dei neonati, subito dopo il parto). Anche in Italia alcuni importanti Ospedali sono pionieri in tal senso, e prevedono il consulto/trattamento osteopatico all’interno della propria struttura.

Ho fatto alcune domande alla Dott.ssa Valentina Gonella, Osteopata specializzata nel trattamento osteopatico nella donna in gravidanza, ed in osteopatia pediatrica.

Dott.ssa Gonella, sfatiamo subito un falso mito: chi va dall’osteopata?

Il trattamento osteopatico è indicato per tutte le fasce d’età: dal neonato, all’adulto alla donna in gravidanza all’anziano; quindi si recano dall’osteopata  tutti coloro, indipendentemente dall’età, che presentano una problematica funzionale, E’ opinione comune pensare che l’osteopata si occupi solo di disturbi legati all’apparato muscoscheletrico, i classici mal di schiena o dolori al collo, in realtà ci occupiamo di tutto ciò che riguarda un’alterazione della funzione del corpo con conseguente sintomo o più sintomi. I motivi del consulto osteopatico sono tra i più vari, ne elenco solo alcuni per esempio: lombalgia, lombosciatalgia, cervicalgia, cervicobrachialgia, vertigini, disturbi legati all’apparato gastrointestinale, urogenitale, cardiovascolare, ormonale, esiti da trauma fisico o emotivo, ecc. Per quanto riguarda i bambini ed i neonati i motivi spesso sono legati a problemi del sistema neurovegetativo  come reflusso o coliche, irritabilità, sonno disturbato e problemi muscoloscheletrici come la plagiocefalia (asimmetria del cranio), il torcicollo miogeno e vari problemi posturali, ecc.

Quindi chiariamo: che cos’è l’osteopatia e da dove viene?

L’Osteopatia è una terapia manipolativa, riconosciuta dall’ OMS, basata sul contatto manuale per la valutazione e il trattamento del paziente. Si pone l’obiettivo di rimuovere tensioni/compressioni e restrizioni di mobilità di aree del corpo ripristinando l’armonia strutturale e fisiologica dell’organismo.É importante sapere che l’osteopatia nasce nel 1874 in America, grazie agli studi ed alle intuizioni del Dott.Andrew Taylor Still, in anni di grande fermento per quanto riguarda le scoperte in ambito di salute ed emerge in un momento di grande competitività. Le condizioni in cui operavano gli osteopati del tempo non erano come le nostre, soprattutto le problematiche dei pazienti di allora non erano la lombalgia o la cervicalgia ma patologie ben più serie come tubercolosi, difterite, poliomielite, polmonite ecc.

Il Dott Still riconobbe l’abilità che il corpo possiede di guarire se stesso ed intuì che la salute si ottiene con la correzione di deviazioni anatomiche che interferiscono con la normale fisiologia e lo scorrimento dei liquidi del corpo, in particolare del sangue arterioso (regola dell’arteria suprema). Così promosse l’idea di una medicina preventiva ed il trattamento di tutto il corpo del paziente, non solo della parte malata, per ripristinare un’unità ed un’integrità anatomica e funzionale. Fu il primo a rendersi conto che era possibile attraverso l’uso sapiente delle mani curare molte malattie con maggiore beneficio rispetto all’utilizzo di sostanze chimiche e di alcune forme di chirurgia, ma fu John Martin Littlejohn, inglese e suo allievo, che descrisse i Principi e ideò le Tecniche che sono sopravvissute e sono rimaste con noi fino ai giorni nostri.
I principi osteopatici originali enunciati dal Dott. A.T. Still e dal Dott. J.M. Littlejohn sono stati poi ribaditi con fermezza e determinazione per oltre sessant’anni dal Dott. J. Wernham. Essi individuarono un approccio alla salute basato su un’approfondita conoscenza dell’anatomia e della fisiologia e della capacità di stimolare nell’organismo l’innato meccanismo di autoregolazione e autoguarigione.

Dott.ssa Gonella mi piacerebbe parlare con te di un tema ancora troppo poco conosciuto: il trauma. Le va di spiegarci in che modo il trattamento osteopatico può essere di aiuto nel suo superamento e perchè?


Nella mia esperienza decennale come osteopata mi sono accorta di come il trattamento osteopatico faccia la differenza per tutti quei pazienti che hanno vissuto un evento traumatico come un incidente stradale, una grossa caduta sull’osso sacro o sul coccige, traumi cranici, shock emotivi, ecc. Ciò che succede in questi casi è il mantenimento della memoria della forza traumatica nei tessuti durali (membrana di rivestimento del sistema nervoso). Questa memoria nel tempo cambia l’assetto posturale del paziente che si allontana via via dalla linea centrale di gravità con conseguenti dolori muscoloscheletrici diffusi e perdita graduale della capacità di adattamento agli stress quotidiani a cui tutti siamo sottoposti tutti i giorni. Il trattamento osteopatico in questi casi specifici ha l’obiettivo di resettare questa memoria ripristinando una buona mobilità ed elasticità dei tessuti coinvolti dal trauma per tornare ad una fisiologica capacità di autoregolazione.


Dove possiamo trovarla?


Lavoro a Modena presso “Casa Gabrielle”, Stradello Sacerdoti 63, oppure a Suzzara (MN) presso il mio studio privato in Viale Virgilio 23/d.

Esercito la professione di Osteopata a Suzzara dal 2010 e a Modena dal 2015 presso l’Associazione Energia e Benessere. In precedenza ho avuto esperienze in altri studi, a Cremona in uno studio dentistico, a Mercatale in Val di Pesa (Fi) presso un poliambulatorio e due anni come insegnante presso una scuola di osteopatia in provincia di Treviso. Dal 2010 ad oggi ho frequentato diversi corsi di specializzazione tra cui un corso sul trattamento osteopatico nella donna in gravidanza ed un master in osteopatia pediatrica. A Giugno 2019 ho concluso con la vincita di una borsa di studio un corso molto importante della durata di diciotto mesi di Osteopatia classica a Verona, organizzato dall’AIOC (Associazione Italiana di Osteopatia Classica) e tenuto da docenti dell’ICO di Londra ( Institute of Classical Osteopathy).

Il merito di avermi fatto conoscere questa meravigliosa professione è di mia nonna, la prima in famiglia ad affidarsi alle cure osteopatiche.

Desidero ringraziare la Dottoressa Gonella per questa preziosa intervista.

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