Il genitore che vive anche la condizione di paziente, spesso si trova a fare i conti con emozioni come il senso di colpa e la paura di non riuscire ad individuare una comunicazione adeguata nei confronti dei figli. La salute è ancora una “cosa da grandi”, difficile da raccontare, e sono tanti i tabù così come i timori di non riuscire a trovare le parole più adatte. Come è facile immaginare non c’è una risposta giusta per tutti e nemmeno un momento che va bene per ogni famiglia per farlo. Le modalità con le quali comunicare la propria malattia non sono qualcosa che può essere standardizzato o programmato, ma potrebbe capitare che il bambino dopo qualche tempo ponga delle domande. In occasione di terapie invasive o di assenze per ricoveri, è evidente che anche i più piccoli si rendano conto che qualcosa sta cambiando. Magari non ne capiscono la ragione, ma possono cogliere il malessere e la sofferenza del genitore. Ne ho parlato con la Dott.ssa Eleonora Giordano**, Pedagogista e operatrice olistica, co-autrice del libro “Il potere curativo delle emozioni”.

– Quanta consapevolezza hanno i bambini rispetto alla malattia dei genitori?

I bambini si accorgono immediatamente quando qualcosa non va, soprattutto all’interno della loro famiglia. Quando i genitori stanno male, i bambini osservano, a volte fanno domande, a volte diventano taciturni, più ubbidienti, più amorevoli. Non sanno dare un nome a ciò che sta accadendo ai genitori ma sanno che qualcosa sta cambiando.

– Come si può comunicare al bambino la propria malattia in modo da non creare in lui un trauma?

Io credo che il miglior modo sia dire la verità, far presente che la malattia sta colpendo il genitore e che il bambino non ne ha colpa. Dico ciò perché spesso nei bambini nasce il pensiero di essere stati la causa del malessere del genitore perché gli si è dato un dispiacere o perché non si è “stati bravi”.

– Come possiamo aiutare i genitori ad affrontare il pericoloso senso di colpa che può insidiarsi nella mente di una persona affetta da una patologia?

Che domanda difficile! Provo a rispondere: la malattia colpisce il genitore in quanto persona, in quanto portatore di una propria ereditarietà emozionale che sceglie di mettere in gioco consapevolmente o inconsapevolmente nella vita di tutti i giorni. Per quanto mi riguarda, ritengo che la malattia sia un campanello che suona alla porta e a cui non si può fare a meno di aprire. Una volta aperta quella porta, però, è fondamentale domandarsi qual è il messaggio che vuole portare quella malattia, questo è necessario per comprendere anche quale equilibrio emozionale si è rotto-interrotto nella propria interiorità. Da ciò potrà inevitabilmente nascere un dialogo “di cuore” con i propri figli affinché la condivisione emozionale di ciò che si sta attraversando conduca alla nascita di un nuovo legame… e il senso di colpa non troverà spazio per entrare!

È corretto aggiornare il bambino sul proprio stato di salute? Esiste un linguaggio appropriato per parlare di malattia nella vita quotidiana di un genitore/paziente?

È fondamentale aggiornare il bambino sul proprio stato di salute! Come accennavo prima la verità è sempre la carta vincente! A mio avviso l’unico linguaggio appropriato è quello del cuore: parlate di emozioni e con emozione ai vostri figli, siate amorevoli ed accoglienti quanto forti e determinati, e creerete una sinergia meravigliosa.

– Dove possiamo trovarla?

Potete trovarci a Casa Gabrielle (Stradello Sacerdoti 63, 41122 Modena) , un luogo magico, un luogo di pace, un luogo d’incontro in cui i professionisti lavorano fianco a fianco per il ben-essere delle persone ed in cui l’associazione con i suoi volontari ne sono parte integrante.
energiaebenessereasd@gmail.com
tel. 3389323645

** Eleonora Giordano, Pedagogista e operatrice olistica, co-autrice del libro “Il potere curativo delle emozioni” -Master di II Livello in Coordinamento pedagogico presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha seguito seminari e Corsi di formazione con Reggio Children ed il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia; insieme a tali percorsi formativi ha affiancato il lavoro nei servizi per l’infanzia (0-6 anni) del Comprensorio Ceramico e del Comune di Modena. L’attività di volontariato presso il centro giochi del reparto di Pediatria del Policlinico di Modena le ha fatto capire quanto bisogno ci sia di sostenere, accompagnare e condividere con adulti e bambini le difficoltà del vivere quotidiano per conoscersi e riconoscersi sempre più. Comincia così un percorso di conoscenza personale attraverso la riflessologia plantare che le fa maturare e concretizzare le sue capacità di apertura e ascolto verso l’altro. Segue il corso di Riflessologia plantare che, dopo approfondite ricerche, le fa trovare un metodo per poter applicare tale tecnica anche con i bambini e le donne in gravidanza permettendole di affiancare al massaggio “fisico” tutta la componente emozionale. Nell’agosto 2017 corona il suo “sogno nel cassetto” che la vede in aiuto di alcune missioni in Madagascar (Africa) con il Centro Missionario Diocesano di Reggio Emilia.

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