Dal 19 luglio la Gran Bretagna ha ridotto in maniera significativa le misure contro la diffusione del Coronavirus. Nell’ambito di questi allentamenti vengono a meno obblighi come l’uso di mascherina al chiuso, distanziamento e quarantena al rientro da alcuni paesi esteri. La situazione è stata lungamente dibattuta anche dalla stampa internazionale e dai governi occidentali, che attendono l’esito di questi via libera in uno dei paesi che presenta, precocemente rispetto ad altre popolazioni, uno dei tassi di vaccinazione più alti.

Ad oggi circa il 95% degli over 65 britannici ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, e più dei due terzi ha già completato il ciclo vaccinale. Un dato rilevante se comparato all’80% degli statunitensi della stessa fascia di età, e ad una media ancor più bassa nella popolazione europea. Per il momento il governo Britannico ha invece scelto di non sottoporre a vaccinazione i minori di 18 anni, almeno fino a quando non saranno disponibili ulteriori dati

In tutta l’Europa la priorità è quella di aumentare urgentemente la copertura vaccinale, con lo scopo di tenere sotto controllo la diffusione della variante Delta, indossando mascherine e utilizzando il distanziamento sociale. Per questo motivo i paesi europei osservano con attenzione quale sarà l’esito degli allentamenti decisi dal Primo Ministro Boris Johnson, e se la combinazione tra vaccinazioni ed immunità acquisita, nonostante la diffusione di questa variante, consentirà alle economie mondiali di affrontare il Covid-19 alla stregua di altre malattie endemiche (cioè malattie il cui agente responsabile è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi uniformemente distribuito nel tempo).

L’agenzia statistica del Regno Unito stima che il 92% degli adulti abbia acquisito un grado di protezione immunitaria contro il Covid-19 attraverso vaccinazioni complete, parziali o da infezioni pregresse. Gli ultimi dati in Gran Bretagna indicano quasi 50.000 casi al giorno, ma il governo ha motivato la propria scelta di riapertura indicando tassi di ospedalizzazione e decessi di gran lunga inferiori a quelli delle prime ondate. Attualmente vengono ricoverati ogni giorno quasi 750 pazienti Covid-19, oltre il doppio rispetto a qualche settimana fa, ma un sesto rispetto al picco di Gennaio, quando i ricoveri ospedalieri avevano raggiunto i 4.000 pazienti al giorno con oltre 1.200 decessi quotidiani.

Con l’arrivo dell’estate, il Governo del Primo Ministro Johnson ha ritenuto che la vaccinazione in corso potesse avvicinare il Regno Unito all’immunità di gregge, ovvero ad una situazione in cui il virus non può più diffondersi abbastanza facilmente da innescare grandi focolai. Il piano ha riscontrato critiche da parte di esperti di salute pubblica nel Regno Unito e a livello internazionale. L’Economist spiega come il ritorno ad uno stile di vita che si avvicini a quello pre-pandemia sia stato scoraggiato da alcuni esperti e gruppi di cittadini che hanno chiesto al Governo di non adottare misure ritenute insufficienti, a fronte della diffusione della nuova variante Delta. L’accusa è quella di esporre i britannici alla malattia, favorendo il rischio di nuove varianti in grado di eludere le difese dei vaccini.

I medici britannici intervistati affermano che la maggior parte di coloro che vengono ricoverati in questo momento sono giovani che non sono stati vaccinati o che erano in attesa della seconda dose. Una parte dei ricoveri, circa il 14%, sono invece persone di 50 anni completamente vaccinate, così come il 45% dei decessi.

Secondo alcuni esperti la sola misura vaccinale, seppur fondamentale, non sarebbe sufficiente in assenza delle misure di contenimento adottate fino al 19 Luglio.

La variabilità protettiva delle vaccinazioni oscilla tra il 95 ed il 98%, comprendendo un intervallo di casi che potrebbe includere quasi un raddoppiamento dei decessi, sebbene si tratti di una differenza apparentemente minima, di pochi punti percentuali.  Secondo i ricercatori dell’Università di Oxford e del Public Health England i test rapidi, unitamente ai tracciamenti dei contatti o all’utilizzo dell’app del Servizio Sanitario Nazionale,  potrebbero rilevare circa il 90% delle infezioni tra coloro che sono entrati in contatto con un caso positivo. Una strategia che determina molti dei vantaggi ottenuti dall’obbligo di quarantena, ma con costi inferiori. 

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